Anche Pirandello amerebbe questo Mido

L’attesa e l’entusiasmo intorno alla prossima edizione della fiera dell’ottica possono scomodare persino illustri riferimenti letterari

“Avevo un giorno un pajo / d ’occhiali verdi; il mondo / vedevo verde e gajo, / e vivevo giocondo. / M ’abbatto a un messer tale / dall’aria astratta e trista. / — «Verdi? - mi dice. / Ti sciuperai la vista. / Sú, prendi invece i miei: / vedrai le cose al vero!» - / Li presi. Gli credei. / E vidi tutto nero. / Ristucco in poco d ’ora / d’un mondo cosi fatto, / buttai gli occhiali, e allora / non vidi nulla affatto”. Questa è una delle poesie che Luigi Pirandello, drammaturgo agrigentino, premio Nobel nel 1934, ha scritto nel 1893 e raccolto nel volume Rime Sparse in cui traspare la sfiducia tipicamente pirandelliana nei confronti della società.
Certo la scienza oftalmica d’inizio Novecento era decisamente altro da ora e il Mido  (nella foto, visitatori tra i padiglioni dell’edizione 2017) ancora non era stato inventato. Tra un paio di settimane si apre la quarantottesima edizione della fiera e l’ottimismo, stavolta non di maniera, sembra essere lo spirito che pervade ed eccita espositori, visitatori e buyer. In una sua famosa commedia Pirandello sostiene, attraverso la metafora della maschera, che l’Uomo nella realtà quotidiana non si mostra mai per quello che è, ma assume l’identità che lo rende personaggio e non lo rivela come persona, in una forma di adattamento in relazione al contesto e alla situazione sociale in cui si produce un determinato evento. La maschera di Pirandello sarebbe, al prossimo Mido, quella dei buyer?
(Sergio Cappa)

 

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