Gli occhiali parlano? Sì, ma bisogna saperli ascoltare

È il messaggio di fondo contenuto nel nuovo libro di Nicola Di Lernia, che parte da dove aveva lasciato i protagonisti della sua opera precedente, “Chi ha rubato l’infanzia della presbiopia”

In quel volume era il titolare di un negozio attivo da tre generazioni in un piccolo paese di provincia a rivoluzionare il proprio modo di pensare e, quindi, di agire in una delle più importanti sfide professionali per un ottico optometrista, la gestione del presbite: ora è la volta della moglie, preposta alla vendita delle montature, a trovarsi al centro dell’attenzione.

«Gli occhiali parlano (nella foto, la copertina) è uno storytelling per l'ottica, con un percorso narrativo classico ma denso di spunti per chi sceglie e propone eyewear: scrivere testi apparentemente semplici e scorrevoli, ma altrettanto utili per attuare una strategia d'impresa, oggi risulta infatti fondamentale - spiega Di Lernia a b2eyes TODAY - La nostra protagonista, alla quale volutamente non ho dato un nome e un cognome, perché tutti i professionisti della visione vi si possano identificare, si costruisce un bagaglio di tecniche, come lo storytelling o il personal branding, che ogni ottico contemporaneo deve saper utilizzare». Nel libro emerge chiaramente un messaggio. «Gli occhiali parlano solo se noi siamo in grado di ascoltarli e farci portavoce dei loro valori. E, soprattutto, se scegliamo principalmente quelli che hanno qualcosa da dire», sottolinea l’autore.

Il volume, disponibile dal 31 gennaio su Amazon, in formato cartaceo e digitale, rappresenta anche un punto di partenza. «Da questa storia a marzo prenderà il via un percorso formativo con un evento live a Milano e a Venezia e un coaching estivo online per gli imprenditori del settore che vogliono far “parlare” i propri occhiali», rivela Di Lernia.

(red.)

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