Ritorna il calciomercato delle griffe

La pagina di Economia del Corriere Veneto del 25 aprile scorso dava grande risalto a due attori dell’occhialeria mondiale: Safilo e Marcolin. Due storie diverse ma in grado di intrecciarsi a breve, con una curiosa sovrapposizione della “padovana” Kering Eyewear

Pare d’essere tornati indietro di un decennio abbondante, quando la griffe era il fuoriclasse del momento in grado di portarti in finale di Champions o alla conquista del campionato. In questo momento Marcolin ha finito di costruire a Longarone il suo nuovo stadio, di proprietà, Thélios, frutto della joint venture con Lvmh: “nella struttura, 2.400 mq sono occupati da uffici e 5.600 dalla produzione. Ma le estensioni prevedono che questi crescano fino ad almeno 10.000”, si legge sul quotidiano. Marcolin, terzo gruppo italiano dell’occhialeria dietro Luxottica e Safilo, sta preparando il sorpasso. “Perché il milione e mezzo di occhiali che già da oggi si possono produrre dovranno diventare tre volte tanti in tempi ragionevolmente brevi”. Per arrivare all’obiettivo della finale di Champions, Giovanni Zoppas risponde che “non resteremo con tre marchi (Celine, Loewe, Fred)”. Il numero uno di Thélios conta sul riscatto dei “prestiti” dei suoi fuoriclasse - tanto per non fare nomi mi riferisco a Dior, Givenchy, Fendi e Marc Jacobs - che oggi giocano a Padova e non a Longarone. La filosofia di Zoppas è quella “di lasciare a ciascun marchio la libertà di decidere a chi far realizzare i propri disegni”. Come dire: accetteremo la volontà dei giocatori.
Safilo in questo momento prende fiato fino al 2020, la scadenza dei prestiti, anche se il suo principale fuoriclasse, Dior vale il 30% circa del fatturato. Un goal su tre nella vendita lo fa la punta francese. La perdita del centrocampista Céline è ancora sopportabile ma sostituire un campione lì davanti come Dior è realizzabile in 24, seppur lunghi, mesi? Il nuovo ad Angelo Trocchia è montato su un carro già privo del primo fuoriclasse incedibile, Gucci, che ha probabilmente determinato tre perdite di bilancio consecutive, e ha parole tipiche del restauratore: niente grandi proclami di crescita, attenzione al fair play finanziario e crescita del vivaio, alias housebrand. In questo derby ancora aperto si è sovrapposta recentemente Kering Eyewear, ritirando la licenza di produzione a Marcolin del suo astro Balenciaga e riportandolo a casa. Marcolin per mezzo di Zoppas dichiara che Balenciaga per loro ha un peso modestissimo e che ritorna a casa irrobustito. Come dire, nessuno sgarbo, anche nelle montature ci sono i gemellaggi. In questo scacchiere di fuoriclasse in ansia di cambiar casacca esiste anche la volontà strategica di far crescere i vivai interni.
Una recente indagine firmata GfK indica come i cosiddetti tradebrand, ovvero i marchi delle catene e delle grandi insegne dell’ottica, siano il nuovo astro nascente del mercato, anche a dispetto degli housebrand dell’industria su cui Luxottica, Safilo e altri hanno posto le basi per la crescita della loro marginalità e autonomia distributiva. Un segnale credibile ma debole per le grandi piazze. A calcio si gioca in undici e spesso a fronte di due o tre fuoriclasse gli altri sono bravi giocatori che svolgono un compito. Il cuore della gente vibra ancora per il super campione: tutto il resto è utile a gestire sapientemente il banco e incrementare lo stato patrimoniale delle catene stesse attraverso la valorizzazione dei propri tradebrand. Ma è solo la giocata del fuoriclasse che vale il prezzo del biglietto.  
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