Addio a Frescura, il più europeo degli optometristi italiani

Nella notte tra sabato e domenica scorsi si è spento il professionista piemontese: fu tra i primi aderenti alla Società d’Optometria d’Europa, traduttore di numerosi testi internazionali e fra i principali promotori di una formazione optometrica nel nostro paese, già a partire dagli anni 60

Ugo Frescura era nato nel 1930 a Pinerolo, in provincia di Torino. Figlio d’arte grazie al padre Romeo, ha svolto la propria carriera professionale presso l’omonimo centro ottico di Asti. Ma il suo nome è legato soprattutto alla lunga attività di divulgazione dell’optometria in Italia.

Come ricorda il volume “Gli anni 70 della scuola” dedicato all’Istituto Superiore di Scienze Optometriche dell’Acofis, la territoriale milanese di Federottica, «nel maggio 1969, durante un’affollata conferenza sul futuro della professione di optometrista, si realizzarono i primi contatti tra la Società d’Optometria d’Europa, un gruppo di ottici volenterosi e i dirigenti dell’Acofis. Nell’ottobre di quell’anno, al Congresso SOE di Bruxelles furono definiti i dettagli di quell’attività indubbiamente essenziale per la creazione di una nuova professione e gettate le basi per dei corsi di optometria che avrebbero immediatamente avuto inizio». Il primo “teatro”, nel vero senso della parola, fu quello parrocchiale di Santo Stefano, in via della Signora 9 a Milano, «dove si può veramente dire sia nata la scuola di Optometria, grazie a Luciano Vettore, Ugo Frescura e Giuseppe Ricco». Poi vennero i contributi dagli Stati Uniti di Harvey Rosenwasser e dal Canada di Armand Bastien, il riconoscimento e finanziamento da parte della neonata Regione Lombardia del corso biennale di Optometria, a partire dall’anno scolastico ’73-’74 e, nel marzo 1975, la nascita dell’Isso, in via Paravia a Milano, che, «dopo attento studio ritiene opportuno allungare il corso a tre anni per svolgere adeguatamente i programmi in relazione alle sempre maggiori esigenze di perfezionamento», si legge ancora nel volume citato. Nel frattempo, nel 1974, nasceva l’Albo degli Optometristi, oggi Adoo. In tutti questi eventi chiave per lo sviluppo dell’optometria in Italia, Frescura ha avuto un ruolo, diretto o indiretto, fondamentale.

«L’ho incontrato per la prima volta proprio al teatro di via della Signora, dove tenevamo entrambi delle lezioni: da allora siamo diventati molto amici - racconta a b2eyes TODAY Giuseppe Longoni, oggi presidente della giuria del VisionOttica Award - Non ho mai visto una persona con la sua capacità di lavoro: traduceva incessantemente testi dall’inglese e dal francese, che sono stati la base della nostra formazione. Ho condiviso con Frescura numerose trasferte a Bruxelles per il consiglio direttivo della SOE, di cui è diventato presidente dopo l’uscita di Jean Thiriart e insieme al quale, tra gli anni 70 e 80, ha dato vita a un congresso ogni anno in tutte le principali capitali europee, fino a Istanbul. Ha supportato anche Giuseppe Ricco nello sviluppo delle conoscenze optometriche presso i colleghi nazionali: le ormai mitiche riunioni al ristorante Cavallino bianco di Tortona, con il gotha dei professionisti del nord Italia, hanno di fatto rappresentato la base per le successive scelte di Federottica. Ma Ugo era pure un grande esperto di vini e di cibo e un amante della sua terra, l’Astigiano, passione che condivideva con personaggi del calibro di Paolo Conte».

In molti hanno commentato la sua scomparsa con commozione e affetto su Facebook. «Un grande uomo con la schiena dritta e un grande amico: ha dato tanto alla nostra professione e a tutti noi… anche se qualcheduno non se ne è ancora accorto», ha scritto Giulio Velati, già presidente di Federottica. «È stato il mio Maestro, non posso trattenere il pianto», sono le parole del collega piemontese Gianni Rehak, che sul suo sito ricorda Frescura come «il padre pragmatico e organizzativo dell’optometria europea» (nella foto, Ugo Frescura, secondo da sinistra, al sesto congresso della Società d’Optometria d’Europa, nel 1972 a Montecarlo).

A.M.

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