De Rigo Heart e Fondazione Cervelli Ribelli, insieme per l’autismo

Attiva dal 2 aprile, Giornata mondiale per la consapevolezza di tale disturbo, la piattaforma “A me gli occhi” (nella foto, l'immagine di campagna) è dedicata alla comprensione della neurodiversità: con video, schede intuitive e infografiche la onlus, nata in seno al gruppo di Longarone, intende approfondire la conoscenza del fenomeno e l’inclusione attraverso informazioni, consigli ed esempi pratici

La piattaforma è nata dall’incontro tra Emiliana e Barbara De Rigo e Gianluca Nicoletti, giornalista e padre di Tommy, un ragazzo con autismo, nonché presidente della Fondazione Cervelli Ribelli Onlus, realtà sorta per la diffusione di cultura e buone prassi sulla neurodiversità.

«Secondo il Centers of Disease Control and Prevention l’autismo interessa circa 78 milioni di persone nel mondo – si legge in una nota di De Rigo - In Italia si stima che 1 bambino su 77 in età 7-9 anni presenti un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi, 4,4 volte più delle femmine: “A me gli occhi” si inserisce in tale contesto per divulgare informazioni e offrire un concreto sostegno». La piattaforma permette di rintracciare le informazioni necessarie prima della diagnosi per capire cos’è l’autismo: come riconoscere se il proprio figlio è nello spettro autistico, a chi rivolgersi per ottenere aiuto e quali sono i diritti di base. Il progetto fornisce inoltre strumenti per comprendere le regole per gestire e sviluppare una relazione con i ragazzi con autismo.

«Come Fondazione siamo impegnati ad aiutare i giovani - sottolinea nel comunicato Barbara De Rigo, presidente della Fondazione De Rigo H.E.Art - La nostra missione è aiutare chi aiuta. Essere, quindi, di supporto a chi è sul campo, in prima linea: per questo selezioniamo con attenzione realtà, sia sul nostro territorio sia a livello nazionale e internazionale, profondamente calate nei problemi sociali. Nella collaborazione con Fondazione Cervelli Ribelli volevamo poter essere più che mai utili alle famiglie e agli operatori e, dunque, ai ragazzi con autismo. Qualcosa che fosse alla portata di tutti, soprattutto dei più bisognosi».

(red.)

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