L’intelligenza artificiale? Ha più di 60 anni

La sua era pionieristica ha inizio poco dopo la metà del secolo scorso con la ricerca accademica, ma solo nell’ultimo triennio ha avuto una accelerazione che aprirà la strada alla prossima generazione

E quando questa generazione nascerà, darà per scontato che le cose si fanno con l’aiuto dell’intelligenza artificiale o non si fanno per nulla perché le fa l’AI. Come abbiamo avuto la possibilità di usare tutti internet dopo anni di incubazione militare, oggi scopriamo l’intelligenza artificiale come nuovo punto di non ritorno dell’umanità. Gli stessi browser sono stati i primi nel ventunesimo secolo a sperimentarla nei loro algoritmi per velocizzare e ottimizzare le ricerche online. Ci siamo accorti però dell’intelligenza artificiale quando ha iniziato anche a parlarci. Chi di noi ha Alexa in casa ha vissuto l’esperienza di chiederle il meteo o la canzone preferita. In sostanza, a oggi la viviamo come qualcosa che ci aiuta nel quotidiano: ma nel breve cosa ci permetterà di fare di veramente importante?

Ne siamo effettivamente circondati, con un suo coinvolgimento diretto o meno, da anni. Prendiamo ad esempio il Telepass, oggi diventato uno strumento per pagare persino i parcheggi o i traghetti: il suo uso ha progressivamente ridotto e ora pressoché annullato la presenza del casellante. Le applicazioni future dell’AI procureranno altri impatti sociali non indifferenti. Probabilmente si salveranno le “mani sapienti” di coloro dai quali non possiamo prescindere per modellare una montatura o portare una lente da vista al suo percorso finale. Altre competenze meno manuali, invece, scompariranno.

Quindi, in cosa ci aiuterà davvero l’intelligenza artificiale? Verosimilmente, in futuro, ci lascerà del tempo a disposizione. Quando utilizziamo il casello del Telepass mentre le altre auto sono in fila in quello riservato a carte e contanti, risparmiamo del tempo. Lo stesso accade ogni qualvolta andiamo su Google Maps per conoscere in anticipo un itinerario. Quando chiediamo a Siri un’informazione sull’iPhone, possiamo intanto dedicarci ad altro. Il tempo è la principale risorsa della nostra vita, sebbene ce ne accorgiamo spesso in ritardo: non quello che ci fa correre più veloci, bensì quello che ci permette di soffermarci a pensare.

Da sempre ritengo che la tecnologia è nulla senza l’essere umano. Se non abbiniamo all’intelligenza artificiale quella emotiva, siamo macchine da corsa senza un guidatore esperto. Se facciamo del Crm solo perché disponiamo di un software e non abbiamo una filosofia aziendale di servizio e cura del cliente, ci comportiamo da ingegneri e non da imprenditori.

Le generazioni precedenti, i boomer innanzitutto, hanno avuto poco tempo per pensare: si doveva agire e creare dal nulla e in fretta. L’AI farà da sola molte di queste cose e ci aiuterà a recuperare il tempo per riflettere: nella medicina del futuro, ma anche nell’ottica e nell'optometria, aspettiamoci che ce ne regali di più, sperando di impiegarlo nel migliore dei modi. Sarebbe grave non prepararci a questo.

Nicola Di Lernia

Professione