Safilo, chiude Martignacco e dimezza Longarone

I 700 esuberi in Italia annunciati dal nuovo piano industriale del gruppo sono così suddivisi: chiusura dello stabilimento in provincia di Udine (nella foto), in cui operano circa 250 persone, 400 lavoratori in meno in quello nella località del Bellunese e 50 licenziamenti nella sede padovana. Domani è previsto il primo sciopero di tutti i dipendenti. Il 7 gennaio dovrebbe, invece, essere avviato il tavolo delle trattative fra i sindacati e i vertici aziendali

Entro la fine del prossimo anno 700 addetti di Safilo Group, su circa 2.600 totali in Italia, potrebbero trovarsi senza lavoro. I sindacati si sono attivati subito dopo la comunicazione e ieri si è tenuta la prima riunione fra le rappresentanze e i dipendenti. «Il problema nasce dalle scelte che l'azienda ha fatto in questi ultimi anni: se da un lato i conti sono stati sistemati, i volumi sono in costante diminuzione dal 2018 - spiega a b2eyes TODAY Andrea Modotto, segretario generale Filctem Cgil Friuli Venezia Giulia - Le conseguenze per i dipendenti dell’unità produttiva friulana sono tragiche: mentre, in linea di massima, per un lavoratore di Longarone potrà essere più semplice una ricollocazione in qualche altra azienda del distretto dell'eyewear, per Martignacco il problema è anche territoriale, essendo completamente tagliato fuori dal business specializzato nell'occhiale. L'80% degli addetti è, inoltre, costituito da donne, molte delle quali monoreddito». Per Modotto la comunicazione di Safilo di martedì scorso non era prevedibile. «Dalle ultime dichiarazioni di Angelo Trocchia avevamo intuito qualcosa, ma pensavamo comunque a dei tagli del personale, mai alla chiusura definitiva dello stabilimento», conclude Modotto.

Chiusura, che secondo Denise Casanova, segretaria generale Filctem Cgil di Belluno, sarebbe solo la punta dell'iceberg di un progetto di Safilo che porterà allo smantellamento della produzione in Italia. «A mio parere, il business plan presentato dall'azienda è privo di contenuti e di strategie - dice a b2eyes TODAY Casanova - L'unico stabilimento a non essere toccato è Santa Maria di Sala, Martignacco verrà chiuso, mentre Longarone verrà ridotto da 900 a 500 addetti senza un criterio sul dimezzamento della produzione o almeno una prospettiva futura: Safilo non ha fatto altro che portarci il conto di strategie sbagliate del passato. A mio avviso l'obiettivo del gruppo è smantellare la produzione in Italia».

Anche per Michele Corso, segretario generale Filctem Cgil Veneto, la situazione è drammatica. «Non condividiamo assolutamente la scelta di Safilo – commenta a b2eyes TODAY Corso – È da mesi che l'azienda è a conoscenza della perdita di Dior e si sarebbero potute trovare alternative per tamponare la situazione: a tal proposito è dall'estate che chiediamo ai vertici aziendali un confronto che non è mai avvenuto».

I sindacati richiedono in coro l'interessamento e l'intervento delle istituzioni, in primo luogo quelle locali. «L'obiettivo è ora aprire un tavolo di confronto con la Regione Veneto per trovare una soluzione che abbia il minor impatto sui dipendenti: in tal senso chiediamo a Safilo di non presentare alcuna richiesta di mobilità e di ritirare l'annuncio dei licenziamenti per avviare una trattativa e trovare una soluzione che non sia solo il taglio del personale», conclude Corso.  

F.T.

Corporate