Congresso Zaccagnini: l’assistenza condivisa viene già praticata ogni giorno

Lo hanno ricordato i protagonisti della tavola rotonda interdisciplinare sulla cosiddetta shared care, moderata da Anto Rossetti e organizzata in chiusura dei lavori dell’evento svoltosi il 5 e 6 maggio a Bologna

«Noi ottici optometristi facciamo già ogni giorno un’assistenza condivisa: non dobbiamo quindi inventare nulla, semmai regolamentarci al nostro interno con le buone pratiche», ha detto Mauro Frisani, già presidente Sopti. Sulla stessa linea d’onda non solo il nuovo numero uno della Società Optometrica Italiana, Gabriele Civiero, ma anche il presidente di Federottica. «La collaborazione tra area ottico optometrica e classe medica è già in atto, ma prevalentemente in forme spontanee: si potrebbe fare di meglio? Certo, a beneficio delle persone e della stessa filiera, dopo un quarto di secolo di totale chiusura in questo ambito, che ha prodotto danni, soprattutto agli utenti finali - ha affermato Andrea Afragoli - Oggi ci sono invece tentativi, forse ancora timidi, di comprensione e riavvicinamento reciproci: l’obiettivo comune è mettere sul tavolo le nostre competenze e la nostra disponibilità per coadiuvare il lavoro altrui». Il presidente dell’associazione dei centri ottici italiani ha paragonato l’assistenza condivisa, a livello politico, a un motore che marcia senza olio. «Stiamo però cercando di creare le condizioni per passare da una reciproca diffidenza a una reciproca conoscenza, così da arrivare a una forma strutturata di collaborazione: c’è chi la sta già mettendo in pratica per conto proprio, bisogna cercare di farlo in maniera universale - ha precisato Afragoli - Sono moderatamente fiducioso che gli attuali interlocutori siano più predisposti in tal senso rispetto al passato».

Anche per Danilo Mazzacane, oftalmologo del Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi, bisogna istituzionalizzare, a vantaggio delle persone, la collaborazione che già tanti professionisti praticano correttamente, ogni giorno. «Inoltre è necessario fare educazione sanitaria e visiva sin dai primi anni di vita - ha aggiunto Mazzacane - E poi vanno implementate la formazione e l’informazione per entrambe le categorie professionali: gli oculisti, ad esempio, hanno esigenza di conoscere gli ausili presenti sul mercato, come vengono costruiti e quant’altro ruota intorno a essi».

In tale contesto troverebbe spazio quella che Giorgio Righetti ha definito l’ottica dei servizi, sulla scia del costante sviluppo della farmacia dei servizi. «Si basa sull’importanza della prossimità dei centri ottici e sulle nuove competenze formative stabilite dal Decreto Interministeriale 92 del 2018: alla luce di questo, l’attuale condizione generale del nostro paese in fatto di assistenza sanitaria, e quella che si prospetta in futuro, suggerirebbero che l’ottico optometrista, ovviamente preparato e adeguatamente formato, possa fornire le prime informazioni agli utenti finali», ha sottolineato il direttore dell’Istituto Zaccagnini (nella foto, i relatori della tavola rotonda: da sinistra, Pietro Gheller, Andrea Afragoli, Gabriele Civiero, Danilo Mazzacane, Mauro Frisani e Giorgio Righetti).

A.M.

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